Stampa  
In Primo Piano
Occupazione femminile: Italia tra gli ultimi paesi Ocse
 
Data: 30/08/2010
 
I dati presentati dall’Ocse sull’occupazione femminile sono tutt’altro che incoraggianti e riflettono quanto l’Ugl ha più volte denunciato, ossia il fatto che senza adeguate misure di sostegno all’occupazione i soggetti deboli come le donne e i giovani sarebbero stati coloro che avrebbero pagato il prezzo più alto della grave crisi economica che stiamo vivendo.
Secondo le ultime statistiche, relative al 2009, presentate dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, infatti, nonostante i progressi compiuti in dieci anni, le donne che lavorano in Italia sono solo 1 su 2, una minoranza pari al 46,4%.
Una flessione negativa nell’occupazione femminile si registra anche rispetto al 2008, quando il tasso era del 47.2%. Tra i paesi Ocse solo in Turchia, dove la percentuale delle donne che hanno un'occupazione è pari al 24%,  la situazione è peggiore.
Certo se confrontiamo il dato attuale con quello di 10 anni fa che era del 38.3% possiamo immediatamente constatare che i progressi ci sono stati, ma questo non ci consente di stare tranquilli, visto che la strategia di Lisbona prevedeva per il 2010 il raggiungimento di un tasso di occupazione femminile pari al 70%.
Al di là di realtà virtuose, come i Paesi scandinavi, in cui l’occupazione femminile si attesta su una media del 75%, dobbiamo prendere atto che anche in paesi più vicino a noi le cose vanno meglio: in Francia il livello di occupazione delle donne è pari al 59,8%, in Germania al 65,2%, e in Portogallo, considerato come paese più simile al nostro, raggiunge un 61,6%.
Inoltre nell’analisi dei dati bisogna tener presente che il nostro paese viaggia a due velocità e se la situazione al Nord è migliore, nel Sud del paese continuano a registrarsi dei ritardi cronici e soprattutto in quest’area del paese servono misure di sostegno e di incentivazione al lavoro femminile.
Per aumentare il livello di occupazione delle donne oltre ad un coinvolgimento nel mercato del lavoro della popolazione attiva, servono adeguate politiche di welfare, servizi per le famiglie, asili nido,  politiche di conciliazione che consentano alle donne di poter lavorare senza restare schiacciate dal peso della cura della famiglia.
Anche per i giovani italiani la situazione è abbastanza critica: l'Ocse evidenzia infatti che la disoccupazione giovanile (fra 15 e 24 anni) si attesta sopra al 25%, contro il 16,4% della media europea.
 
Contatti   -   Link   -   ADMIN