Arbitrato: escluso per i licenziamenti, no clausola compromissoria al momento dell’assunzione
Firmata una dichiarazione di intenti presso il ministero del Lavoro da sindacati e imprese
Data: 12/03/2010
L’arbitrato sulle controversie del lavoro non riguarderà l’ipotesi di licenziamento: la procedura di conciliazione non potrà ledere l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che, tra le garanzie per il dipendente, prevede sempre il ricorso al giudice, l’unico a poter dire l’ultima parola in caso di licenziamento. Inoltre, la clausola compromissoria non può essere contemporanea all’assunzione. Questo il contenuto inequivocabile della dichiarazione di intenti firmata l’11 marzo presso il ministero del Lavoro da Ugl, Cisl, Uil, Confindustria e dalle altre organizzazioni sindacali e imprenditoriali presenti al tavolo, con cui si è voluto fare chiarezza sulla “vicenda arbitrato e articolo 18”, che tanto inutilmente sta agitando il mondo del lavoro, dopo il “via libera” del Senato al Ddl al Lavoro (disegno di legge 1167-B), e preoccupando lavoratrici e lavoratori, ma ancora di più coloro che sono in cerca di occupazione.
La dichiarazione d’intenti recita testualmente “Le parti riconoscono l’utilità dell’arbitrato, scelto liberamente e in modo consapevole dalle parti, in quanto strumento idoneo a garantire una soluzione tempestiva delle controversie in materia di lavoro a favore della effettività delle tutele e della certezza del diritto. Le parti si impegnano pertanto a definire con tempestività un accordo interconfederale, escludendo che il ricorso delle parti alle clausole compromissorie poste al momento della assunzione possa riguardare le controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro”.
Ecco i link al documento con le firme in calce (scarica l'allegato) e l’analisi di alcuni articoli del Ddl Lavoro (scarica l'allegato).