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Dati statistici

Quantificazione del "Mobbing" 
Il fenomeno "mobbing" nella realtà attuale, non si può quantificare, perché non si hanno dati sufficientemente affidabili da elaborare; la certezza e la identicità del dato non è sostenibile al punto di far interagire i dati tra di loro. 
Ci sono però studi, dati nazionali ed europei, che danno dei segnali chiari e distinti. 
Negli ultimi anni è cresciuto per motivi di carattere macroeconomico (globalizzazione, fusioni, recessioni ecc ) e per il cambiamento delle tipologie di lavoro e dei correlati rischi lavorativi. Le indagini scientifiche sono poche e non esaustive, sia a livello nazionale che a livello internazionale. 
D'altro canto, il tema dei disturbi e delle patologie derivanti da o riconducibili a situazioni "mobbizzanti" sembra rivestire carattere di patologia sociale dilagante. Considerando le statistiche dell'European fundation for the improvement of living and working conditions (un'istituzione dell'Unione Europea), in Italia la prevalenza del fenomeno tra i lavoratori è del 4,2% ossia tra le 800.000 ÷ 1.000.000 di persone coinvolte (dati 1996 - 1997).Una ricerca condotta nel 2000, sempre in Italia, nell'ambito delle istituzioni bancarie, ha rilevato una prevalenza del 18%. 
Attualmente in Italia si parla di circa 1,5 milioni di lavoratori interessati dal fenomeno mobbing. 
A Lussemburgo nel 2001 la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro nel 2000 ed i risultati del sondaggio mostrano che il 9% dei lavoratori europei, pari a 12 milioni di persone, segnalano di essere state vittime del mobbing, nel 2000 per un periodo di 12 mesi. L'Agenzia Europea per la salute e la sicurezza sul lavoro ci comunica che si registra una ampia variazione della prevalenza segnalata del mobbing nei vari stati membri dell' Unione Europea. E' ipotizzabile che queste differenze non dipendano soltanto da differenze nel verificarsi del fenomeno, bensì anche a differenze culturali nell'attenzione dedicata al mobbing ed alla sua conseguente segnalazione. 
Chiunque, in qualsiasi organizzazione, può essere vittima del mobbing. La prevalenza del mobbing è massima nei posti di lavoro dove la domanda che ricade sull'individuo è alta, mentre è basso il grado di controllo che l'individuo stesso può esercitare sul proprio lavoro, alzando il livello d'ansia. 
Alcuni studi attribuiscono al mobbing la concausa dell'incremento esponenziale dell'uso di psicofarmaci in Italia. Nelle vittime del mobbing sono stati riscontrati sintomi a carico della salute fisica, mentale e psicosomatica: per esempio stress, depressione, calo dell'autostima, autobiasimo, fobie, disturbi del sonno, problemi digestivi e muscolo-scheletrici. 
Tra le vittime del mobbing sono comuni anche disturbi da stress di carattere post-traumatico, simili ai sintomi che si manifestano dopo esperienze traumatiche di altra natura, quali disastri o aggressioni. Questi sintomi possono persistere per anni dopo gli avvenimenti che li hanno originati. 
Altre conseguenze possono essere l'isolamento sociale, l'insorgere di problemi familiari o finanziari, a causa dell'assenza o dell'allontanamento dal lavoro. A livello organizzativo, i costi del mobbing possono consistere in un maggiore assenteismo e rotazione del personale, nonché minore efficacia e produttività, non soltanto per le vittime del mobbing, ma anche per gli altri colleghi, che risentono del clima psico-sociale negativo dell'ambiente di lavoro. 
Possono essere alte anche le richieste legali di danni conseguenti ai casi di mobbing. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno in espansione con un costo elevatissimo sia a livello individuale che aziendale e, quindi, sociale, le cui conseguenze possono manifestarsi inizialmente a carico della sfera neuropsichica e successivamente con ricadute psicosomatiche e fisiche che comportano una riduzione non solo della capacità lavorativa fino a stati invalidanti, ma possono anche definire un quadro di rilevante danno biologico, con risvolti di tipo esistenziale, sociale e relazionale. 
Alcuni studi effettuati nei paesi Europei riconducono alla concausa del mobbing dall'8% al 13% dei suicidi. Tralasciando il costo non quantificabile delle sofferenze e delle morti che si pagano con il mobbing, una analisi econometrica del fenomeno non è possibile effettuarla, perché non si hanno dati sufficientemente affidabili da elaborare. 
A parte il possibile risarcimento per l'invalidità professionale dovuta ad un mobbizzato che ha riportato un danno psichico o psicofisico permanente, il mobbing provoca anche un sensibile calo di produttività all'interno dell'azienda in cui si verifica: chi fa mobbing o lo subisce fa registrare un forte calo del rendimento professionale, senza considerare le assenze per visite o periodi di malattia.

Attualmente in Italia si stimano in 1.500.000 di persone vittime del mobbing o persone esposte ad aggressioni morali. 
L'INAIL ha nei suoi archivi 109 casi di cui 15 ritenuti finora indennizzabili ed a tutt'oggi sono state emanate 12 sentenze inerenti il mobbimg. Questi numeri evidenziano che è indispensabile una legge che definisca il fenomeno con esattezza per stabilire i termini, i confini più identificabili possibili tra le condotte "da mobbing " da quelle che appartengono alla dinamica dei rapporti professionali e lavorativi "accettabili." Che stabilisca obblighi procedurali per l'azienda ed i comportamenti etici negli ambienti di lavoro, e che imponga sistemi di prevenzione la cui efficienza ed efficacia siano verificabili e controllabili da organismi istituzionali; che stabilisca responsabilità non soltanto agli autori della condotta mobbizzante, ma anche a coloro che hanno tollerato o favorito la messa in atto di tale condotta. 

Ultimi dati statistici dei casi di mobbing
EUROPA
 - Per l'anno 2000 è stato rilevato che si sono verificati circa dodici milioni di casi,corrispondenti al 9% dei lavoratori;
 - nei suicidi il mobbing è stato considerato concausa nella misura compresa tra l'8% ed il 13%; 

ITALIA
 - Nel biennio 1996/1997 sono stati rilevati tra gli ottocentomila e un milione di casi corrispodenti al 4,2% dei lavoratori, aumentati al 18% nel 2000;
 - attualmente i casi di mobbing sono valutati nella misura di un milione e mezzo;
 - all'Inail sono stati denunciati 109 casi, di cui 15 sono già stati riconosciuti indennizzabili;
 - la magistratura si è sinora pronunciata con 12 sentenze.

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