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Valutazione del rischio

La valutazione del rischio ha avuto una evoluzione concettuale importante negli ultimi 50 anni.
Nel 1950 le Nazioni Unite consideravano la valutazione come un utile strumento di gestione ed un processo di apprendimento per:
- Migliorare gli attuali programmi di attività.
- Prendere lezione dai progetti e dagli interventi in corso con obiettivi di riadattarli e migliorare la selezione, scelta e funzionamento dei progetti sicuri.
- Osservare l'esito dei progetti nei termini dei risultati tangibili integrabili, e per ultimo:
- Apprezzare, considerare, valutare l'impatto del programma sul progresso globale, economico e sociale.
Nel 1970 la valutazione viene considerata come un pro- cesso che, prendendo in considerazione gli obiettivi delle attività, tratta di determinare nella forma più sistematica possibile la pertinenza, efficacia e l'impatto di questa attività.
E' uno strumento di gestione orientato all'apprendimento ed all'azione, un processo organizzazionale per perfezionare le attività in corso alla stessa stregua o sullo stesso piano della progettazione, pianificazione, programmazione e la adozione e presa di decisioni per il futuro.
Nel 1980 la valutazione doveva:
- Considerarsi come un processo costruttivo di partecipazione.
- Le differenti necessità, ampiezza e risorse delle organizzazioni, impone una serie relativamente flessibile di concetti e processi comuni di valutazione.
- Le attuali limitazioni in quanto ad informazioni, sistemi di comunicazione, tecnica e procedimenti ben definiti ( tali come la formulazione ed utilizzazione di obiettivi, indicatori e criteri) e personale qualificato sembrano indicare che sarà necessario procedere gradualmente per la introduzione e funzionamento efficace dei sistemi di valutazione nelle organizzazioni delle Nazioni Unite.
Il primo grande errore, che si è perpetrato negli anni, è che non si è chiarita la parola valutazione, che è una parola camuffata in quanto si usa spesso nei più diversi contesti, politici, sociali, economici, ma di fatto nessuno può afferrare il significato più vero e più intimo senza sapere chi è il soggetto valutante, perché intende valutare, e soprattutto cosa e come valutarla.
E' necessario dare alcune definizioni:
Verifiche: rilevazioni di dati, accertamenti di stati di fatto.
Valutazioni: giudizi di valore espressi dopo i giudizi di fatto cioè dopo accertamenti o verifiche.
Pregiudizi: giudizi di valore espressi prima dei giudizi di fatto.
La valutazione è l'azione intenzionale di chi attribuisce un giudizio di valore a qualcosa (facendo molta attenzione a non confondere giudizi di fatto e giudizi di valore).
Valutare significa collocare "oggetti" in scale di valori in base a criteri e standards (gli oggetti sono intesi in senso logico, quindi anche immateriali).
Si valuta sempre per prendere decisioni. "Se la valutazione viene isolata dal processo decisionale perde ogni significato" (Holland).
La valutazione non è un atto ma un processo.
Il processo valutativo secondo Tonelli segue un modello dei cinque interrogativi o... dell'oggettività impossibile.
Chi valuta? Il soggetto valutante.
Perché valuta? ..in base ai propri obiettivi, valori, modelli, cultura, ipotesi.
Cosa valuta?..esplora in modo selettivo la realtà nella quale identifica e sceglie gli" oggetti " da valutare, e rispetto ad ognuno di essi sceglie criteri ed indicatori......
Come valuta? Sceglie scale e standard, quindi effettua misure ed elabora dati/informazioni usando tecnica e strumenti (questo è l'unico ambito di "tendenziale" oggettività dell'intero
processo) poi formula il giudizio sullo scarto tra osservato ed atteso, cioè colloca gli "oggetti" nella scala di valore scelta.........
Quali decisioni prende? .......e infine decide cosa fare!
Nella valutazione del rischio la formula che viene internazionalmente più riconosciuta è:

Valutazione del rischio

La salute
Il concetto di salute ha avuto negli ultimi decenni delle evoluzioni qualitative fondamentali ed importantissime e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS ) ha stabilito che la "salute" non è più percepita semplicemente come "assenza di malattia", bensì come uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale del soggetto.
Questo concetto è fondamentale e va così tradotto quando leggiamo la parola "salute" nelle leggi dello Stato o in qualsiasi altro istituto legislativo che la menzioni.

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