“C’è poco da esultare, ormai sul lavoro c’è la ‘scadenza’”. Lo dichiara il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, alla luce dei dati odierni dell’Istat, sottolineando come “sull’aumento degli occupati del secondo trimestre 2017, + 78 mila unità (+0,3%) rispetto al trimestre precedente, il governo dovrebbe porsi delle domande serie sull’efficacia delle sue politiche”. “La crescita congiunturale dell’occupazione – spiega –  è dovuta per oltre otto casi su dieci da dipendenti con contratti a termine. Diminuiscono, persino, le trasformazioni di contratto da tempo determinato al cosiddetto contratto a tempo indeterminato, che in realtà è a tutele crescenti. Ciò è un male sia per lavoratrici e lavoratori, che non possono fare progetti sulla loro vita né a medio né a lungo termine le loro vite, sia per il mercato”. “Il presunto record del tasso di crescita dell’occupazione femminile, segnato nel secondo trimestre del 2017 rispetto al 1977, può solo far sorridere. Infatti è lo stesso Istituto ad ammettere che nella media 2016 l’Italia risulta penultima nella graduatoria dei paesi Ue28, con un divario di 13,2 punti rispetto alla media europea”.  “Tutto ciò – conclude Capone – non fa altro che generare nella pubblica opinione un’ubriacatura da dati che nel confronto con la dura realtà si rivelerà  persino per il governo più controproducente che benefica”.

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