Tavolo Nazionale "Asilo"

 

UGL AL TAVOLO ASILO
 
 
Dallo scorso mese di luglio, UGL siede al TAVOLO ASILO, quale membro effettivo e permanente.
E’ certamente una gran bella notizia, dato il livello ed il prestigio degli altri Enti – elementi di spicco del cosiddetto Terzo Settore - che compongono lo stesso: UNHCR, Amnesty International Italia, Caritas italiana, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cir, Comunità di S.Egidio, Save the Children ed altri.
Il TAVOLO ASILO è una coalizione informale, di enti impegnati nella tutela di richiedenti asilo e rifugiati.
Quale rappresentante UGL a partecipare ai lavori di detto Tavolo, è stata scelta la mia persona.
Mai come in questo momento storico che ci troviamo ad attraversare il lavoro di tutela dei richiedenti asilo e rifugiati è e dev’essere denso e pregno di risultanti concreti e tangibili; non soltanto per via dei noti ed ultimi avvenimenti che tante polemiche hanno suscitato, scatenando addirittura problematiche di diritto marittimo internazionale, ma anche e soprattutto in quanto tale fenomeno - e in più in generale quello dell’immigrazione – è oramai al centro di ogni quotidiano ragionamento.
Chi lascia la propria terra natia – il più delle volte in modo drammatico e rocambolesco – e cerca rifugio e protezione in un altro paese, spesso molto lontano e diverso dal proprio, lo fa spinto da motivi di sopravvivenza, fuggendo da persecuzioni, regimi totalitari e guerre civili, dove molto spesso viene a mancare anche la minima osservanza dei più elementari diritti umani e civili.
Così, la popolazione inerme, stremata da carestie e pandemie, cerca rifugio altrove.
Tra chi fugge, attraversando deserti, mari e monti, c’è chi lo fa senza avere una sola possibilità di ritorno in patria, perché ritornare significherebbe morire. Sono coloro che fuggono semplicemente per aver esternato idee politiche contrarie a chi detta – con la forza - legge nel loro paese.
Costoro, in via teorica, in quanto tutto ciò andrà poi comprovato e verificato da una apposita commissione, sono coloro che possono acquisire il Diritto d’Asilo, la cui definizione la fornisce in primis il terzo comma dell’articolo 10 della Costituzione Italiana: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”.
Ma non solo; l'articolo 1 della Convenzione di Ginevra (1951) infatti, ci fornisce la nozione di chi debba essere considerato un rifugiato: “rifugiato è colui che temendo a  ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori dal Paese di cui è cittadino o, nel caso di apolide, dal Paese dove ha la propria dimora abituale, e non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.
Questo è quindi il nocciolo della questione: ha diritto infatti ad essere accolto e protetto nel nostro paese (o in un paese che abbia recepito la Convenzione di Ginevra) chi non possa esercitare democraticamente la sua libertà di espressione o che veda messa in pericolo - per motivi politici, di razza o di religione -  la sua incolumità fisica se non la sua stessa vita.
Il riconoscimento del diritto di asilo trova fondamento oltre che nella Convenzione di Ginevra del 1951, nella Convenzione di Dublino del 1990 (determinazione della competenza dello Stato per l’esame di una domanda di asilo presentata in uno degli Stati membri della Comunità europea) resa esecutiva in Italia dalla Legge n.523 del 1992. Il rifugiato in base a tali convenzioni deve godere dei diritti civili analoghi a quelli dei cittadini del Paese ospitante.
L’Italia purtroppo, nonostante aderisca alla Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, ad oggi ancora non si è dotata di una legge organica in tema di Diritto d’Asilo, e così le maggiori organizzazioni umanitarie – da Amnesty International alla Caritas Italiana – riunite nel cosiddetto TAVOLO ASILO, la chiedono a gran voce ai governi che man mano si vanno susseguendo; se pur tale importante traguardo non si è ancora conseguito, va denotato che negli ultimi due anni qualcosa in tal senso si è mosso.
Sono stati infatti varati i decreti legislativi n.251 (19 gennaio 2008) e n.25 (28 gennaio 2008) che hanno introdotto importanti novità, sia sulle procedure di asilo che sull’attribuzione della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale; non solo, ma quest’ultimo entra anche nel merito di cosa significhi ottenere “protezione internazionale”. Se pur entrambi i decreti legislativi su riportati, rappresentino l’attuazione sic et simpliciter delle due Direttive U.E. sulle medesime materie, possiamo senza dubbio affermare che l’entrata in vigore di detti decreti pone, nel nostro paese, i richiedenti asilo e i rifugiati ad un livello più elevato di protezione, di garanzie e di certezze di diritto.
In subordine allo status di rifugiato sopra detto, è prevista un’ulteriore forma di protezione, detta di “protezione sussidiaria”, che viene fornita allorquando non coesistano le condizioni per fornire al richiedente lo status di rifugiato ma emerge in modo chiaro che questa persona vada comunque protetta: “il cittadino di un paese non appartenente all'unione europea o l'apolide che non possiede i requisiti  per essere riconosciuto rifugiato in base all’art. 1 della convenzione di Ginevra del 1951 ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel suo paese di origine o, nel caso di un apolide, se ritornasse nel paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un danno grave, e non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto paese” (art. 2 comma 1 lettera g , dlgs. 251).
Alla fine del 2001, i rifugiati nel mondo erano complessivamente poco più di 12 milioni, dei quali 2,2 milioni in Europa, soprattutto in Germania ( 900.000), Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia e Francia ( circa 150.000 ciascuno).
Alla fine del 2002, i rifugiati in Italia erano quasi 10.000, ma negli ultimi anni il numero di domande sta subendo una forte crescita: nel 2003 sono state circa 18.000, nell’ultimo anno invece sono state presentate allo Stato Italiano più di 30.000 richieste (a circa la metà, è stata riconosciuta una forma di protezione).
I rifugiati per lo più provengono da: Iraq, Somalia, Afghanistan e Nigeria.
Chi non dovesse vedersi ricevere alcun tipo di protezione e sia entrato nel territorio dello Stato Italiano in forma irregolare, rischia l’espulsione ed il rimpatrio nel proprio paese d’origine; eccezion fatta per i minori, in quanto, soprattutto se non accompagnati, non possono essere espulsi, così come previsto dalla Convenzione dei Diritti dei minori (New York 1989).
 
 
                                                                                                                                  Eugenio Cardi
                                                                                                    
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