IL CESE E LA POLITICA ECONOMICA DELLA ZONA EURO
In uno scenario geopolitico costellato di rischi e difficoltà l’Europa deve consolidare la sua unità politica e la sua capacità di azione tramite la sua autonomia strategica in settori come la politica estera, di sicurezza e di difesa nonché la politica commerciale, industriale e di sviluppo tecnologico. Nel Parere ECO/687 sulla “Politica economica della zona euro (2026)”, adottato nel corso della Sessione Plenaria del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) di Gennaio, il CESE concorda sulla necessità di aumentare la spesa per la sicurezza e la difesa al fine di potenziare l’autonomia strategica europea, costruire un pilastro europeo della difesa e promuovere l’industria europea, esprimendo, pur tuttavia, preoccupazione per il fatto che, nel contesto delle restrizioni imposte dai Piani di bilancio nazionali, la priorità attribuita alla difesa si realizzi a scapito dei finanziamenti per gli obiettivi ambientali e sociali prioritari o addirittura per le infrastrutture energetiche o digitali essenziali. Il CESE è inoltre d’accordo con la Commissione relativamente all’esigenza di dare priorità all’eliminazione degli ostacoli che ancora si frappongono al mercato interno, ma evidenzia anche l’urgenza di ridurre il divario di investimenti attraverso la creazione di un Fondo per gli investimenti strategici destinati ai beni comuni europei, l’incoraggiamento degli investimenti privati, la riduzione del prezzo dell’energia elettrica, il rafforzamento dei programmi europei di ricerca, sviluppo ed innovazione ed il miglioramento dell’istruzione e della formazione di capitale umano. Secondo il Consigliere Ulgiati «occorre garantire il coinvolgimento efficace dei partner sociali ed il rafforzamento costante del dialogo sociale per sostenere la competitività dell’area euro e la resilienza ai cambiamenti strutturali, in relazione anche al necessario innalzamento dei salari, in particolare di quelli bassi e medi, per la cui formazione la contrattazione collettiva svolge un ruolo decisivo».
UE: SIGLATA INTESA CON L’INDIA PER ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO
Dopo il controverso Accordo Ue-Mercosur, in un contesto internazionale di protezionismo e dazi, l’Unione Europea tenta di diversificare i propri partner, provando ancora una volta ad intensificare le sue relazioni commerciali con attori di grande scala, stavolta guardando ad Oriente, in risposta all’aggressiva politica protezionistica statunitense. Dimostrare ad un mondo frammentato che un’altra via è possibile: è questo, l’obiettivo perseguito dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, con la storica firma, avvenuta pochi giorni fa a Nuova Delhi, dell’intesa politica (dopo circa venti anni di negoziati) con l’India per instaurare una zona di libero scambio di quasi 2 miliardi di persone, la più grande al mondo. L’Unione Europea e l’India – le due “più grandi democrazie al mondo” – rappresentano approssimativamente un quarto della popolazione mondiale e pressappoco il 25% del prodotto interno lordo globale. La finalità dell’accordo Ue-India è quella di ridurre in modo sostanziale i dazi ed aprire nuove opportunità in settori cruciali come idrogeno, apparecchiature solari, macchinari e manifattura avanzata. Il valore strategico del patto risiede infatti nella possibilità di costruire catene di approvvigionamento più resilienti e meno dipendenti da attori dominanti. L’accordo siglato prevede che l’India abbatterà o ridurrà i dazi sul 96,6% delle esportazioni europee e che l’Europa farà lo stesso per il 99% del valore delle esportazioni indiane. Per le imprese europee si prevede un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno ed un aumento delle esportazioni annuali di merci dall’Ue verso l’India, entro il 2032, di circa il 107%. In particolare, le tariffe sulle automobili prodotte nei Paesi comunitari scenderanno gradualmente in India dal 110% fino al 10%, mentre quelle sui pezzi di ricambio verranno abolite entro un massimo di dieci anni. Saranno in gran parte eliminati anche i dazi su macchinari, prodotti chimici e farmaceutici. Per quanto riguarda invece il comparto agroalimentare (che è quello che maggiormente si è opposto ad un analogo patto di libero scambio con il Mercosur, contestando fortemente l’apertura del Mercato Unico ai prodotti sudamericani) l’accordo raggiunto tra i due Giganti dell’economia mondiale non toccherà le attuali tariffe europee sui prodotti “sensibili”, quali carne bovina, pollo, riso e zucchero, che resteranno quindi protetti. La strada per l’effettiva entrata in vigore del Trattato è ancora lunga con l’incognita della necessaria ratifica da parte del Parlamento Europeo, spesso caratterizzato da imprevedibili maggioranze variabili.
EN
THE EESC AND THE ECONOMIC POLICY OF THE EURO AREA
In a geopolitical scenario fraught with risks and difficulties, Europe must consolidate its political unity and its capacity for action through its strategic autonomy in areas such as foreign, security and defence policy, as well as trade, industrial and technological development policy. In the Opinion ECO/687 on “Eurozone economic policy (2026)”, adopted at the January Plenary Session of the European Economic and Social Committee (EESC), the EESC agrees on the need to increase spending on security and defence in order to strengthen European strategic autonomy, build a European defence pillar and promote European industry, while expressing concern that, in the context of the restrictions imposed by national budget plans, the priority given to defence will be at the expense of funding for priority environmental and social objectives or even for essential energy or digital infrastructure. The EESC also agrees with the Commission on the need to prioritise the removal of remaining barriers to the internal market, but also highlights the urgent need to reduce the investment gap by creating a Strategic Investment Fund for European common assets, encouraging private investment, reducing electricity prices, strengthening European research, development and innovation programmes, and improving education and training for human capital. According to Councillor Ulgiati «it is necessary to ensure the effective involvement of the social partners and the constant strengthening of social dialogue in order to support the competitiveness of the euro area and resilience to structural changes, also in relation to the necessary increase in wages, particularly low and medium wages, for which collective bargaining plays a decisive role».
EU: AGREEMENT SIGNED WITH INDIA FOR FREE TRADE DEAL
Following the controversial EU-Mercosur Agreement, in an international context of protectionism and tariffs, the European Union is attempting to diversify its partners, once again trying to intensify its trade relations with large-scale players, this time looking to the East, in response to the aggressive protectionist policy of the United States. Demonstrating to a fragmented world that another way is possible: this is the goal pursued by European Commission President Ursula von der Leyen with the historic signing, a few days ago in New Delhi, of the political agreement (after some twenty years of negotiations) with India to establish a free trade area of almost 2 billion people, the largest in the world. The European Union and India – the two “largest democracies in the world” – represent approximately a quarter of the world’s population and roughly 25% of global gross domestic product. The aim of the EU-India agreement is to substantially reduce tariffs and open up new opportunities in crucial sectors such as hydrogen, solar equipment, machinery and advanced manufacturing. The strategic value of the pact lies in the possibility of building more resilient supply chains that are less dependent on dominant players. The agreement signed stipulates that India will eliminate or reduce tariffs on 96.6% of European exports and that Europe will do the same for 99% of the value of Indian exports. European companies are expected to save around €4 billion per year and see an increase in annual exports of goods from the EU to India of around 107% by 2032. In particular, tariffs on cars manufactured in EU Countries will gradually fall in India from 110% to 10%, while those on spare parts will be abolished within a maximum of ten years. Tariffs on machinery, chemicals and pharmaceuticals will also be largely eliminated. As for the agri-food sector (which was the most opposed to a similar free trade agreement with Mercosur, strongly contesting the opening of the Single Market to South American products), the agreement reached between the two Giants of the world economy will not affect current European tariffs on “sensitive” products such as beef, chicken, rice and sugar, which will therefore remain protected. The road to the effective entry into force of the Treaty is still long, with the uncertainty of the necessary ratification by the European Parliament, often characterised by unpredictable and variable majorities.
UGL NEWS dall'EUROPA n. 159 del 30 Gennaio 2026EN - UGL NEWS from EUROPE n. 159 - 30th of January 2026


