IL CESE ED IL PACCHETTO SULLE RETI EUROPEE
L’Unione Europea detiene una delle reti elettriche più diffuse e resilienti al mondo, con una estensione all’interno del Mercato interno che supera gli 11 milioni di chilometri, assicurando ai suoi consumatori la fornitura giornaliera di energia elettrica di alta qualità. Al tempo stesso, le reti elettriche dell’Unione Europea debbono affrontare nuove sfide che riguardano sia l’insufficiente capacità della rete a soddisfare le crescenti richieste di connessione, che i ritardi nell’attuazione dei progetti e le minacce alla sicurezza. Nel Dicembre 2025 la Commissione Europea ha presentato il “Pacchetto sulle reti europee” il cui obiettivo è quello di rafforzare e modernizzare le reti energetiche europee, potenziando la pianificazione transfrontaliera e migliorando l’integrazione dei sistemi nazionali di rete energetica. In tale contesto, durante la recente Sessione Plenaria di Marzo, il CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) ha approvato il Parere TEN/863 sulle reti europee, sottolineando la necessità per la Ue di un maggiore decentramento energetico e di un migliore coordinamento delle reti elettriche che dovrebbero essere digitalizzate rapidamente ed allineate ai Piani nazionali in materia di energia e clima. Il Consigliere Ulgiati si è dichiarato favorevole al potenziamento del Meccanismo per Collegare l’Europa (MCE) – strumento di finanziamento chiave dell’Unione Europea destinato ad investimenti in infrastrutture strategiche al fine di incrementare i collegamenti tra gli Stati membri per favorire la crescita, l’occupazione e la competitività – poiché la pianificazione dell’Unione Europea dovrebbe essere integrata da fondi europei. L’esponente del CESE ha evidenziato inoltre la necessità del cofinanziamento pubblico per l’espansione della rete, anche attraverso Istituzioni come la BEI, garantendo la creazione di valore europeo, la partecipazione delle PMI e la realizzazione tempestiva dei progetti. «Tutto ciò deve avvenire non solo nel rispetto delle norme in materia di diritto del lavoro, previste dalla legislazione europea e nazionale – ha concluso Ulgiati – ma anche degli accordi di contrattazione collettiva, evitando al contempo indebite discriminazioni nei confronti di certe tipologie di imprese o di taluni Stati membri».
UE: STRATEGIA SULLA BIOECONOMIA
La bioeconomia riguarda le attività che utilizzano risorse biologiche per creare valore aggiunto. Comprende prodotti, servizi, scienza e tecnologie a beneficio di una serie di settori che vanno dall’agricoltura e dalla silvicoltura alla pesca ed all’acquacoltura. Utilizzando la trasformazione della biomassa, la biofabbricazione e le biotecnologie, la bioeconomia sostiene l’alimentazione, la salute, l’energia, l’industria ed i servizi ecosistemici, rappresentando il comparto che cresce più rapidamente nell’Unione Europea. Per questo, la Commissione Europea ha adottato la nuova “Strategia per la bioeconomia”, un documento che segna un passo decisivo nella transizione verso un’economia europea pulita, resiliente e competitiva. La bioeconomia viene riconosciuta come una delle grandi opportunità strategiche del XXI secolo: un motore di crescita verde, innovazione ed autonomia, in grado di ridurre la dipendenza dalle importazioni fossili, nonché di contribuire agli obiettivi climatici ed ambientali della Ue. La Strategia recentemente pubblicata ha la finalità di rendere le imprese dell’Unione Europea più competitive ed aumentare i posti di lavoro verdi, senza danneggiare la natura, rivolgendosi ad agricoltori, silvicoltori, industrie ed imprese europee, in particolare PMI e startup nelle zone rurali e costiere. Si basa su 4 obiettivi principali: 1) rendere le innovazioni a base biologica una realtà che passa dal laboratorio al mercato; 2) sviluppare mercati guida per i materiali e le tecnologie bio-based come fibre e tessili, prodotti chimici, fertilizzanti, materiali da costruzione; 3) garantire un uso sostenibile della biomassa valorizzando residui agricoli e rifiuti organici; 4) sfruttare le opportunità globali rafforzando la posizione della Ue tramite partenariati internazionali capaci di ridurre la vulnerabilità in un contesto geopolitico fragile. In conclusione, una Strategia europea per la bioeconomia che non è soltanto un Piano industriale, ma una visione di lungo periodo che intreccia competitività, sostenibilità e resilienza, candidando l’Unione Europea a guidare la transizione globale verso un’economia defossilizzata, circolare ed innovativa, idonea a coniugare crescita economica, occupazione e tutela ambientale.
EN
THE EESC AND THE EUROPEAN NETWORKS PACKAGE
The European Union has one of the most extensive and resilient electricity networks in the world, covering over 11 million kilometres within the Internal Market and ensuring a daily supply of high-quality electricity to its consumers. At the same time, the European Union’s electricity networks face new challenges relating to both the network’s insufficient capacity to meet growing demand for connections, delays in project implementation, and security threats. In December 2025, the European Commission presented the “European Networks Package”, which aims to strengthen and modernise European energy networks by enhancing cross-border planning and improving the integration of national energy network systems. In this context, during the recent March Plenary Session, the EESC (European Economic and Social Committee) adopted the Opinion TEN/863 on European networks, emphasising the need for the EU to achieve greater energy decentralisation and better coordination of electricity networks, which should be rapidly digitised and aligned with national energy and climate plans. Councillor Ulgiati expressed his support for strengthening the Connecting Europe Facility (CEF) – a key European Union funding instrument designed to finance strategic infrastructure investments with the aim of improving connections between Member States to promote growth, employment and competitiveness – as the European Union’s planning should be complemented by European funds. The EESC representative also highlighted the need for public co-financing to expand the network, including through Institutions such as the EIB, ensuring the creation of European value, the participation of SMEs and the timely implementation of projects. «All this must take place not only in compliance with labour law provisions laid down by European and national legislation – concluded Ulgiati – but also with collective bargaining agreements, whilst avoiding undue discrimination against certain types of businesses or certain Member States».
EU: BIOECONOMY STRATEGY
The bioeconomy encompasses activities that use biological resources to create added value. It encompasses products, services, science and technologies that benefit a range of sectors, from agriculture and forestry to fisheries and aquaculture. Through biomass processing, bio-manufacturing and biotechnology, the bioeconomy supports food, health, energy, industry and ecosystem services, representing the fastest-growing sector in the European Union. For this reason, the European Commission has adopted the new “Bioeconomy Strategy”, a document marking a decisive step in the transition towards a clean, resilient and competitive European economy. The bioeconomy is recognised as one of the major strategic opportunities of the 21st century: a driver of green growth, innovation and self-sufficiency, capable of reducing dependence on fossil fuel imports, as well as contributing to the EU’s climate and environmental objectives. The recently published Strategy aims to make EU businesses more competitive and increase green jobs without harming nature, targeting European farmers, foresters, industries and businesses, particularly SMEs and start-ups in rural and coastal areas. It is based on four main objectives: 1) making bio-based innovations a reality, moving them from the laboratory to the market; 2) developing lead markets for bio-based materials and technologies such as fibres and textiles, chemicals, fertilisers and construction materials; 3) ensuring the sustainable use of biomass by making use of agricultural residues and organic waste; 4) capitalising on global opportunities by strengthening the EU’s position through international partnerships capable of reducing vulnerability in a fragile geopolitical context. In conclusion, a European Strategy for the Bioeconomy that is not merely an industrial plan, but a long-term vision that intertwines competitiveness, sustainability and resilience, positioning the European Union to lead the global transition towards a decarbonised, circular and innovative economy, capable of combining economic growth, employment and environmental protection.
UGL NEWS dall'EUROPA n. 168 del 3 Aprile 2026EN - UGL NEWS from EUROPE n. 168 -3rd of April 2026


