Il dato diffuso dall’Inail relativo a marzo 2026, che registra 136 decessi sul lavoro, dieci in meno rispetto ai 146 dello stesso periodo del 2025, pari a una riduzione del 6,8 per cento, «rappresenta un segnale incoraggiante. Tuttavia, aumentano gli infortuni complessivi, che crescono del 4,4 per cento, passando da 96.944 a 101.163 casi». Lo ha dichiarato il segretario generale Ugl, Paolo Capone, commentando i dati Inail sugli infortuni mortali sul lavoro relativi al primo trimestre 2026. «Il calo registrato – ha aggiunto – non può farci abbassare la guardia: siamo di fronte a un fenomeno inaccettabile che occorre contrastare con strumenti adeguati e maggiori risorse per evitare il ripetersi di simili tragedie. Sul piano territoriale, le diminuzioni più significative si rilevano nella provincia autonoma di Bolzano (-5), in Abruzzo e Umbria (-4 ciascuna), in Basilicata e Calabria (-3 ciascuna), mentre si registrano aumenti in Sicilia (+4), Veneto (+3) e Sardegna (+2). Tali dati confermano la necessità di implementare le politiche di prevenzione. Ogni incidente mortale sul lavoro è una ferita per tutta la società e impone di rafforzare i controlli, promuovendo una cultura della sicurezza in tutti gli ambienti lavorativi a partire dai settori più a rischio infortuni. Allo stesso tempo, è fondamentale intervenire con forza contro il lavoro sommerso, una piaga che espone i lavoratori a condizioni prive di adeguate tutele», ha concluso Capone.
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