ULGIATI (CESE): PIÙ INDUSTRIA E MENO COSTI SOCIALI
L’industria manifatturiera europea si trova a un bivio storico. I dati della stessa Commissione Europea fotografano un quadro critico: l’incidenza del settore sul PIL comunitario è scivolata dal 17,4% del 2000 al 14,3% odierno. Invertire questa tendenza non è più solo un’opzione, ma una necessità strategica. L’obiettivo politico è ambizioso quanto chiaro: riorganizzare il sistema e far risalire la manifattura al 20% del PIL entro il 2035.
È in questo contesto che si inserisce il dibattito sull’Industrial Accelerator Act, al centro dell’intervento in plenaria al CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) di Luigi Ulgiati. Negli ultimi anni le istituzioni europee hanno promosso diverse iniziative per la semplificazione normativa, la riduzione dei carichi burocratici e la protezione delle imprese dagli shock energetici e geopolitici, senza dimenticare il supporto alla transizione ecologica e digitale.
L’Industrial Accelerator Act si muove proprio su questo binario, puntando a dare una decisa accelerata alla capacità industriale dell’Unione, pur mantenendo un occhio vigile sulle emissioni di CO2. Tuttavia, la sfida ambientale non può viaggiare isolata dal contesto reale. Se da un lato è sacrosanto perseguire i target di decarbonizzazione fissati per il 2050, dall’altro è indispensabile calcolare i costi economici e sociali di questo percorso. Chi pagherà il conto della transizione? Non si possono ignorare i riflessi sociali e il rischio concreto di emorragia occupazionale.
L’Europa non può permettere che l’onere ricada interamente sui consumatori finali, già pesantemente colpiti dai rincari energetici e logistici, come drammaticamente confermato dagli ultimi quattro mesi di blocco nello Stretto di Hormuz.
L’Industrial Accelerator Act si presenta come un’iniziativa normativa densa di buoni propositi. La vera partita si giocherà nella sua fase attuativa: la speranza è che si dimostri un reale strumento di facilitazione e supporto, capace di proteggere e rilanciare la competitività del nostro tessuto industriale.
UE: INIZIO PRESIDENZA IRLANDESE
Dal 1° luglio 2026, l’Irlanda ha assunto ufficialmente la Presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea, inaugurando un nuovo “trio” di coordinamento che vedrà successivamente coinvolte la Lituania e la Grecia. Per Dublino si tratta dell’ottava guida semestrale della sua storia, a tredici anni di distanza dall’ultima parentesi nel 2013, e soprattutto della prima da quando la lingua gaelica è diventata a tutti gli effetti una lingua di lavoro ufficiale dell’UE.
Guidata dal motto “Ní neart go cur le chéile” (Non c’è forza senza unità), la Presidenza irlandese si apre in uno scenario internazionale instabile e complesso. Il programma ufficiale di lavoro si sviluppa attorno a tre pilastri fondamentali e interconnessi: competitività, valori comuni e sicurezza.
Sul fronte economico e della competitività, Dublino si impegna a dare piena attuazione alla tabella di marcia “One Europe, One Market”, definita in sinergia da Consiglio, Commissione e Parlamento europeo per stimolare la produttività, l’innovazione digitale e la transizione verde. Una priorità assoluta di questa area sarà facilitare i primi accordi sul Quadro Finanziario Pluriennale (MFF) per il periodo 2028-2034, garantendo il sostegno a pilastri storici quali la Politica Agricola Comune (PAC) e i fondi di coesione.
Per quanto riguarda i valori, l’attenzione sarà focalizzata sulla tutela dello Stato di diritto e sulla resilienza dei sistemi democratici, promuovendo inoltre politiche di inclusione sociale e parità. Questo pilastro farà da bussola anche per il dossier sull’allargamento, con l’obiettivo dichiarato di preparare il terreno per i futuri ingressi nell’Unione.
Infine, il tema della sicurezza vedrà l’Irlanda impegnata nel rafforzamento delle capacità di difesa e nella protezione dei cittadini, con un focus mirato sull’implementazione del Patto sulla migrazione e l’asilo, sulla governance dell’intelligenza artificiale e sulla cybersicurezza delle infrastrutture strategiche, come i cavi sottomarini. Confermato, inoltre, il pieno supporto all’Ucraina e il consolidamento delle relazioni con partner chiave come Regno Unito e Stati Uniti.
Ulgiati (EESC): More Industry and Fewer Social Costs
The European manufacturing industry finds itself at a historic crossroads. Data from the European Commission itself paints a critical picture: the sector’s share of EU GDP has slid from 17.4% in 2000 to 14.3% today. Reversing this trend is no longer just an option, but a strategic necessity. The political objective is as ambitious as it is clear: to reorganize the system and bring manufacturing back up to 20% of GDP by 2035.
It is within this context that the debate on the Industrial Accelerator Act fits, central to Luigi Ulgiati’s plenary speech at the EESC (European Economic and Social Committee).
In recent years, European institutions have promoted several initiatives for regulatory simplification, the reduction of bureaucratic burdens, and the protection of businesses from energetic and geopolitical shocks, without forgetting support for the ecological and digital transition.
The Industrial Accelerator Act moves precisely along this track, aiming to give a decisive boost to the Union’s industrial capacity, while keeping a watchful eye on CO2 emissions. However, the environmental challenge cannot travel isolated from the real-world context. While it is sacrosanct to pursue the decarbonization targets set for 2050, it is also indispensable to calculate the economic and social costs of this path. Who will foot the bill for the transition? The social repercussions and the concrete risk of job hemorrhages cannot be ignored.
Europe cannot allow the burden to fall entirely on final consumers, already heavily affected by energy and logistics price increases, as dramatically confirmed by the last four months of blockade in the Strait of Hormuz.
The Industrial Accelerator Act presents itself as a regulatory initiative full of good intentions. The real game will be played during its implementation phase: the hope is that it proves to be a real tool for facilitation and support, capable of protecting and relaunching the competitiveness of our industrial fabric.
EU: Start of the Irish Presidency
As of July 1st, 2026, Ireland has officially assumed the rotating Presidency of the Council of the European Union, inaugurating a new coordinating trio that will subsequently involve Lithuania and Greece.
For Dublin, this marks the eighth six-month leadership in its history, thirteen years after its last tenure in 2013, and most notably, the first since the Gaelic language became a fully-fledged official working language of the EU.
Guided by the motto ‘Ní neart go cur le chéile’ (There is no strength without unity), the Irish Presidency opens against an unstable and complex international backdrop. The official work program is built around three fundamental and interconnected pillars: competitiveness, shared values, and security.
On the economic and competitiveness front, Dublin is committed to fully implementing the ‘One Europe, One Market’ roadmap, jointly defined by the Council, the Commission, and the European Parliament to stimulate productivity, digital innovation, and the green transition.
A top priority in this area will be facilitating the initial agreements on the Multiannual Financial Framework (MFF) for the 2028-2034 period, ensuring continued support for historical pillars such as the Common Agricultural Policy (CAP) and cohesion funds.
Regarding values, attention will be focused on protecting the rule of law and enhancing the resilience of democratic systems, while also promoting social inclusion and equality policies. This pillar will also serve as a compass for the enlargement dossier, with the stated objective of paving the way for future admissions into the Union.
Finally, on the security front, Ireland will be engaged in strengthening defense capabilities and citizen protection. This will feature a targeted focus on implementing the Pact on Migration and Asylum, artificial intelligence governance, and the cybersecurity of strategic infrastructure, such as undersea cables.
Furthermore, full support for Ukraine has been reaffirmed, alongside the consolidation of relations with key partners like the United Kingdom and the United States.

Edited by Luigi Ulgiati, Deputy General Secretary of UGL, member of the EESC.