“Pur essendo legittima, la richiesta del rinnovo dei contratti nazionali della P.A. appare inopportuna in un periodo in cui l’intera economia è vicina al tracollo, considerato il rischio di perdere un milione di posti di lavoro nel settore privato e con i piccoli imprenditori alla fame”. Così il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone. “Una rivendicazione salariale, proveniente peraltro da una categoria che non ha subito il disagio della cassa integrazione e che di certo non teme la perdita del lavoro, non la comprenderebbe nessuno. Utilizzare la leva conflittuale, dunque, è un atto irresponsabile nei confronti del Paese. Gli stessi lavoratori della pubblica amministrazione hanno difficoltà a capire ed è facile prevedere che aderiranno in pochi. È evidente che i vertici dei sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil sono completamente scollegati dalla base”, aggiunge.
“Cosa diversa è aprire una trattativa per definire i grandi temi della sicurezza per i lavoratori della sanità e delle forze di sicurezza più esposti degli altri in questa pandemia, come diverso è reclamare norme certe per regolamentare il ricorso massiccio allo Smart working. La pubblica amministrazione ha bisogno di uno scatto in avanti, di una staffetta generazionale portatrice di nuove competenze e di una organizzazione del lavoro all’altezza di uno Stato moderno, ma tutto questo non si ottiene con uno sciopero. Mai come in questa fase, occorre superare le logiche corporative e le barricate ideologiche nell’interesse di tutti i cittadini”, conclude Capone.
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