“Non è vero che con la cancellazione dei voucher si darebbe spazio al sommerso, esiste ancora ed è florido: la ‘flessibilità’ non lo ha mai sconfitto”.
Lo dichiara il segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, per il quale “in Italia, ‘grazie’ al Jobs Act, che si è aggiunto alle cattive riforme precedenti, il lavoro è diventato del tutto precario: i contratti a tempo indeterminato, oggi a tutele crescenti cioè senza alcuna garanzia, non esistono più e senza la totale defiscalizzazione dei contributi addirittura precipitano al -91%. La crescita debole consegna alle aziende e persino allo Stato l’alibi perfetto per ricorrere ai voucher e, come un cane che si morde la coda, la precarietà dilagante non può far altro che frenare crescita e sviluppo. A guadagnarci, l’economia sommersa che, come fotografano le statistiche, è l’unico ‘settore’ a non conoscere crisi, perché se il rischio è l’unico mestiere rimasto disponibile per lavorare, allora meglio rischiare del tutto”.
“Ecco perché – conclude Capone – bisogna combattere questa pericolosa deriva. Ne siamo talmente convinti da aver deciso di appoggiare il referendum della Cgil, perché si tratta di una battaglia di civiltà, come lo sarebbe stato anche il referendum sull’articolo 18, che quindi appartiene a tutti, in primis al benessere del Paese”.

Il segretario generale dell'Ugl Francesco Paolo Capone

Il segretario generale dell’Ugl Francesco Paolo Capone

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