“La crescita esponenziale del lavoro a chiamata dimostra come le imprese, già a legislazione vigente prima dell’entrata in vigore del decreto legge 50, avevano a disposizione tutti gli strumenti contrattuali per far fronte ad esigenze produttive impreviste”.
Così Fiovo Bitti, segretario confederale dell’Ugl, in merito alla quarta nota trimestrale dell’Istat, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dell’Inps e dell’Inail sulle tendenze dell’occupazione relativa al secondo trimestre 2017.
Per il sindacalista “non serviva assolutamente reintrodurre sotto mentite spoglie i voucher per il lavoro accessorio, se non forse per la gestione di una parte dei lavoretti in ambito familiare”.
“Rispetto anche alla nuova disciplina del contratto di prestazione occasionale – conclude Bitti – il lavoro a chiamata presenta maggiori garanzie per il lavoratore, a partire dall’indennità riconosciuta nei periodi di disponibilità”.

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