IL CESE E LE SFIDE DEL MERCATO UNICO

Il Mercato Unico europeo si trova ad affrontare continue sfide dovute alla frammentazione, alle pratiche commerciali sleali ed al ritmo accelerato del cambiamento tecnologico. In una serie di recenti Pareri, il CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) ha chiesto all’Unione Europea un’azione più incisiva per modernizzare le norme che regolano il Mercato Unico, dagli standard di prodotto e dalla sorveglianza del mercato ai vincoli territoriali di offerta che distorcono la concorrenza in tutta l’Unione. A proposito di questi ultimi, nella Sessione Plenaria di Aprile, è stato adottato un Parere (INT/1124) in cui si evidenzia come le restrizioni territoriali dell’offerta (TSC) danneggino le imprese transfrontaliere ed infrangano la promessa del Mercato Unico di offrire ai consumatori possibilità di scelta e concorrenza sui prezzi. Tali restrizioni sono uno dei dieci principali “ostacoli terribili” al Mercato Unico individuati dalla Commissione Europea nella sua Strategia per il Mercato Unico e sono limitazioni, imposte dai produttori multinazionali per impedire a dettaglianti e grossisti di rifornirsi dove desiderano all’interno del Mercato Unico europeo, che costano ai consumatori europei circa 14 miliardi di euro all’anno, con prodotti identici venduti talvolta a prezzi superiori di oltre il 100% in uno Stato membro rispetto ad un Paese limitrofo. Per il Consigliere Ulgiati «è insostenibile lasciare che il Mercato Unico rimanga così frammentato, perché sono i consumatori europei che ne pagano il prezzo. Inoltre, in un contesto di tensioni geopolitiche e di incertezza economica, in cui l’inflazione ed il costo della vita sono in aumento ed il potere di acquisto diminuisce – ha aggiunto – è molto importante che consumatori e lavoratori possano sfruttare tutti i potenziali benefici di un migliore funzionamento del Mercato Unico in termini di prezzi e di scelta dei prodotti. Le Parti Sociali ed i consumatori – ha infine concluso Ulgiati – si trovano sempre più spesso ad affrontare l’impatto della crisi del costo della vita sui loro territori, situazione che, a sua volta, compromette la coesione economica e sociale delle nostre società». L’esortazione del CESE rivolta agli Stati membri è pertanto quella di eliminare gli ostacoli ingiustificati alla libera circolazione delle merci, come alcune norme in materia di etichettatura, senza pregiudicare i requisiti legittimi in materia di tutela dei consumatori.

VERTICE UE-BALCANI SU ALLARGAMENTO

In una fase segnata da crescenti tensioni geopolitiche si è appena concluso a Tivat, ex base navale jugoslava, ora perla montenegrina tra le destinazioni più esclusive dell’Adriatico, il Vertice tra Bruxelles e Balcani Occidentali. Sul tavolo il dossier dell’allargamento dell’Unione a sei Paesi candidati o aspiranti all’adesione: Montenegro, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Albania, Macedonia del Nord e Kosovo. Per Bruxelles l’allargamento ai Balcani Occidentali non è soltanto un’opportunità, ma è una “necessità geostrategica” per l’Europa, rappresentando un investimento strategico per la sicurezza e la stabilità del fianco orientale del Vecchio Continente, in quanto energia, sicurezza e rotte migratorie passano per queste regioni. L’Italia è da tempo tra i principali promotori dell’integrazione dei Balcani Occidentali nell’Unione Europea, impegnandosi affinché ai Paesi della regione sia garantita una prospettiva concreta e credibile di adesione. Il tragitto è iniziato nel lontano 2003 al Vertice di Salonicco e da allora sono stati fatti passi in avanti soprattutto da parte di alcuni Paesi, come il Montenegro che resta la Nazione più avanzata nel percorso di adesione, con l’obiettivo dichiarato di diventare il ventottesimo Stato membro entro il 2028, seguito dall’Albania, Paese che sta registrando i progressi più rapidi nell’adeguamento all’acquis comunitario. La Serbia, che negozia l’adesione dal 2014, continua invece a scontrarsi con una serie di ostacoli politici relativi in particolare all’allineamento alla politica estera della Ue, mentre la Macedonia del Nord seguita a pagare le conseguenze delle dispute bilaterali con la Grecia e la Bulgaria. Fanalini di coda la Bosnia-Erzegovina, ancora indietro sullo stato di diritto e sulle riforme economiche ed il Kosovo, candidato più distante dall’adesione. Sullo sfondo l’adesione dell’Ucraina, su cui a parole tutti sono d’accordo, ma che scatena invece accesi dibattiti quanto a tempi e modi per realizzarla.

EN

THE EESC AND THE CHALLENGES FACING THE SINGLE MARKET 

The European Single Market faces ongoing challenges due to fragmentation, unfair commercial practices and the rapid pace of technological change. In a series of recent Opinions, the EESC (European Economic and Social Committee) has called on the European Union to take more decisive action to modernise the rules governing the Single Market, from product standards and market surveillance to territorial supply restrictions that distort competition across the Union. Regarding the latter, an Opinion (INT/1124) was adopted at the April Plenary Session, highlighting how territorial supply restrictions (TSCs) harm cross-border businesses and undermine the Single Market’s promise to offer consumers choice and price competition. These restrictions are one of the ten main “terrible obstacles” to the Single Market identified by the European Commission in its Single Market Strategy. They are limitations imposed by multinational manufacturers to prevent retailers and wholesalers from sourcing goods wherever they wish within the European Single Market, costing European consumers around €14 billion a year, with identical products sometimes sold at prices more than 100% higher in one Member State than in a neighbouring Country. Councillor Ulgiati stated «It is unsustainable to allow the Single Market to remain so fragmented, because it is European consumers who end up paying the price. Furthermore, against a backdrop of geopolitical tensions and economic uncertainty, where inflation and the cost of living are rising and purchasing power is falling – he added – it is very important that consumers and workers can reap all the potential benefits of a better-functioning Single Market in terms of prices and product choice. Social partners and consumers – Ulgiati concluded – are increasingly having to deal with the impact of the cost-of-living crisis in their regions, a situation which, in turn, undermines the economic and social cohesion of our societies». The EESC therefore urges Member States to remove unjustified barriers to the free movement of goods, such as certain labelling rules, without undermining legitimate consumer protection requirements.

EU-BALKANS SUMMIT ON ENLARGEMENT 

Against a backdrop of growing geopolitical tensions, the Summit between Brussels and the Western Balkans has just concluded in Tivat, a former Yugoslav naval base and now a Montenegrin gem among the Adriatic’s most exclusive destinations. On the agenda was the issue of EU enlargement to include six candidate or prospective Member States: Montenegro, Serbia, Bosnia and Herzegovina, Albania, North Macedonia and Kosovo. For Brussels, enlargement to the Western Balkans is not merely an opportunity, but a “geostrategic necessity” for Europe, representing a strategic investment in the security and stability of the Old Continent’s eastern flank, given that energy, security and migration routes pass through these regions. Italy has long been among the main promoters of the integration of the Western Balkans into the European Union, working to ensure that the Countries in the region are guaranteed a concrete and credible prospect of accession. The journey began way back in 2003 at the Thessaloniki Summit, and since then progress has been made, particularly by certain Countries, such as Montenegro, which remains the most advanced Nation on the path to accession, with the stated aim of becoming the 28th Member State by 2028, followed by Albania, a Country that is making the most rapid progress in aligning with the EU acquis. Serbia, which has been negotiating accession since 2014, continues, however, to face a series of political obstacles relating in particular to alignment with EU foreign policy, whilst North Macedonia continues to suffer the consequences of bilateral disputes with Greece and Bulgaria. Bringing up the rear are Bosnia and Herzegovina, which still lags behind on the rule of law and economic reforms, and Kosovo, the candidate furthest from accession. In the background is Ukraine’s accession, on which everyone agrees in principle, but which instead sparks heated debates regarding the timing and methods for achieving it.

UGL NEWS dall'EUROPA n. 177 dell'8 Giugno 2026
EN - UGL NEWS from EUROPE n. 177 - 8th of June 2026

 

Seguici e metti un like: