CESE, ULGIATI: FONDAMENTALE LO STOCCAGGIO DI ENERGIA NELLA UE 

Il sistema energetico dell’Unione Europea sta attraversando una profonda trasformazione sotto la pressione geopolitica, economica, climatica e sociale. La guerra della Russia contro l’Ucraina ha evidenziato debolezze strutturali, quali la dipendenza dai combustibili fossili e dalle importazioni, l’inadeguatezza e l’obsolescenza delle reti, l’elevata volatilità dei prezzi. Per tale motivo assume grande importanza il tema dello “Stoccaggio strategico dell’energia per l’Unione europea dell’energia”, al centro del Parere TEN/875 approvato nel corso della Sessione Plenaria di Luglio del CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo). Lo stoccaggio dell’energia è un elemento importante della sicurezza dell’approvvigionamento, soprattutto nelle regioni geograficamente separate, come le isole, e l’Unione Europea non dispone di una strategia globale in merito, che prenda in considerazione le infrastrutture, la pianificazione territoriale, l’assetto del mercato, la politica industriale, la sicurezza, gli obiettivi sociali, l’impronta ambientale, nonché i fabbisogni di formazione e la governance democratica. Il CESE rileva come nessuna singola tecnologia di stoccaggio possa soddisfare tutte le esigenze del sistema, motivo per cui deve essere utilizzato un portafoglio coordinato di tecnologie complementari, tenendo conto delle specificità e delle necessità regionali. Per il Consigliere Ulgiati lo stoccaggio dell’energia «è un elemento infrastrutturale fondamentale che consente di utilizzare una quota elevata di energia rinnovabile, attenuare le fluttuazioni dei prezzi, ridurre i costi complessivi del sistema e promuovere la decarbonizzazione, oltre a limitare la necessità di effettuare una costosa espansione della rete e di disporre di una capacità di riserva di combustibili fossili». Inoltre, se sviluppato conformemente a criteri sociali ed industriali, «lo stoccaggio rafforza la sovranità, la resilienza, la leadership tecnologica della Ue e la sua competitività energetica. Quest’ultima – ha dichiarato infine Ulgiati – è oggi una variabile industriale ed occupazionale importante: governarla significa rafforzare la capacità dell’Unione Europea di produrre, investire e creare lavoro».

EUROSTAT: IL CARO-ENERGIA SPINGE AL RIALZO L’INFLAZIONE 

L’ombra lunga del conflitto in Iran si allarga sull’economia europea, infiammando i mercati energetici e spingendo l’inflazione dell’Eurozona al 3,3% nel mese di Agosto, il livello più alto dal Settembre 2024, con un balzo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2,9% di Luglio. Cattive notizie, dunque, per consumatori ed imprese europee che vedono diminuire notevolmente il loro potere di acquisto. I dati preliminari e la stima flash diffusi da Eurostat pochi giorni fa, infatti, non lasciano spazio ai dubbi, fotografando un rincaro del costo della vita trainato inequivocabilmente dalla componente energia, che ha registrato un’impennata del 14,3% ad Agosto, in netta accelerazione rispetto al 10,3% del mese precedente e confermando una dinamica mensile in salita dello 0,4%. Esaminando i principali elementi del paniere di riferimento emerge quindi il “boom” della voce “energia” e l’aumento di quella “beni industriali non energetici” (1,2%, rispetto allo 0,9% di Luglio). Stabile all’1,2% risulta il costo di generi alimentari, alcolici e tabacchi, mentre si assiste ad una flessione dei servizi, scesi al 3,0% dal 3,3% di Luglio. Tale scenario potrebbe indurre la Banca Centrale Europea (BCE), il prossimo 10 Settembre, nella sua prima riunione a Berlino dopo la pausa estiva, a proseguire sulla strada dell’inasprimento monetario, pur dovendo deliberare in assenza dei dati consolidati, la cui pubblicazione, da parte dell’Ufficio statistico europeo, è prevista solo per il 17 Settembre. L’Eurotower dovrà basarsi pertanto su dati non definitivi, ma pur sempre indicativi della situazione. Il panorama continentale appare con varie sfaccettature e tra le principali economie dell’Eurozona sono previsti aumenti più marcati in Spagna (dal 3,9% di Luglio al 4,5% di Agosto) ed Italia (da 2,9% a 3,2%), mentre Francia e Germania, pur registrando lievi rialzi, rispettivamente al 2,7% ed al 2,9%, si mantengono ancora al di sotto della media europea. Per la Bulgaria, infine, Nazione fresca di adozione della moneta unica, il quadro si rivela particolarmente amaro con la cancellazione dei progressi avvenuti finora ed un’inflazione attesa al 5,1 per cento.

UGL NEWS dall'EUROPA n. 185 del 4 Settembre 2026
EN - UGL NEWS from EUROPE n. 185 - 4th of September 2026

 

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