“Consideriamo un buon metodo di confronto, quello avviato oggi a Palazzo Vidoni tra le associazioni sindacali dei lavoratori della Pubblica Amministrazione e il ministro della Funzione pubblica, Fabiana Dadone”.
Lo dichiara in una nota il segretario confederale dell’Ugl, Vincenzo Abbrescia.
“L’Ugl – prosegue il sindacalista – ha evidenziato come qualsivoglia intervento, sia esso normativo che organizzativo, non può prescindere dalla valorizzazione del singolo lavoratore pubblico, così come da adeguati riconoscimenti economici derivanti sia dalla contrattazione collettiva nazionale sia dalla negoziazione integrativa. Se da una parte l’Ugl apprezza le enunciazioni di principio espresse dal ministro Dadone, dall’altra ritiene altrettanto fondamentale la certezza della dotazione economica che il Governo assumerà per il rinnovo contrattuale del Pubblico Impiego per gli anni 2019/2021”.
“Il fabbisogno economico – sottolinea – non potrà essere inferiore a 3,5 miliardi di euro per consegnare un aumento retributivo che sia di contenuto e non di facciata, elevabile fino a 5,5 miliardi di euro per la riforma dell’ordinamento professionale dei dipendenti pubblici”.
Nel corso del confronto sono stati affrontati altri punti importanti come “il turn over legato ai 250.000 dipendenti pubblici che entro la fine del 2019 andranno in pensione, con “quota 100” e “legge fornero”; la valutazione della performance dei dipendenti pubblici, troppo spesso disattesa da talune amministrazioni che, violando la legge 150/2009, hanno rallentato il processo di attribuzione della produttività; la regolamentazione delle relazioni sindacali, con una revisione della normativa sulla rappresentatività sindacale su base territoriale e di amministrazione”.
L’incontro si è concluso con l’impegno del ministro di incontrare le parti sociali, attraverso dei gruppi di lavoro, e soprattutto “per condividere preventivamente gli interventi che saranno intrapresi nella Pubblica Amministrazione”.

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