“L’introduzione di Quota 100, seppur sperimentale per un periodo di tre anni, ha ridato quella necessaria flessibilità al sistema pensionistico, che era venuta meno con la riforma Monti-Fornero del dicembre del 2011: il principio del bilanciamento fra età anagrafica ed anzianità contributiva è equo, oltre ad essere sostenibile finanziariamente e non penalizzante per il lavoratore, il quale può liberamente scegliere di andare in pensione o, piuttosto, continuare a lavorare”. Lo ha detto il vice segretario generale dell’UGL, Luigi Ulgiati, che insieme al  segretario confederale dell’UGL, Fiovo Bitti, è intervenuto nel corso del tavolo sulle pensioni con il ministero del Lavoro. “Terminata la sperimentazione si può pensare a Quota 100 ‘libera’, senza gli attuali paletti su età e anzianità, e a Quota 41, con riferimento alla anzianità contributiva, guardando ai lavoratori precoci o, comunque, a coloro che hanno iniziato a lavorare molto presto”. “In una prospettiva a breve termine, è necessario ed utile un confronto sul potere di acquisto delle pensioni già in essere; sulla revisione dei criteri selettivi dell’Ape sociale, oggi troppo stringenti; sulla valorizzazione ai fini pensionistici della maternità e del lavoro di cura non retribuito per le pensioni delle donne, aspetto ancora più centrale Con l’emergenza epidemiologica; sulla estensione della platea dei lavori gravosi ed usuranti; sulla pensione di garanzia per i giovani e per coloro che hanno una carriera professionale discontinua; sui meccanismi per favorire il ricambio generazionale; sulla estensione del riscatto agevolato del periodo di laurea; sul sostegno alla previdenza complementare, anche sotto il profilo fiscale; sulla separazione fra previdenza ed assistenza nel bilancio dell’Inps; sul rafforzamento del ruolo dei consigli di indirizzo e vigilanza negli enti previdenziali”, ha concluso Ulgiati.

 

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