“Gli effetti nefasti di un inutile contratto, quello delle funzioni centrali del pubblico impiego, firmato in fretta e in furia da una parte di sindacati che verificheranno la propria rappresentatività solo il 17-18-19 aprile di quest’anno, si sono fatti sentire in Avvocatura dello Stato”.
È quanto dichiara il Segretario Nazionale dell’Ugl Funzione Pubblica, Alessandro Di Stefano, aggiungendo che “il Ccnl 2016-2018 del 12 febbraio 2018 oltre a non ripagare l’attesa di otto anni per la sua firma, sia dal punto di vista economico che giuridico per migliaia di lavoratori pubblici, mostra di essere anche incostituzionale. Infatti, succede che, oltre le forche caudine del 5% che già limita fortemente la partecipazione delle Organizzazioni Sindacali, tra cui proprio la UGL Funzione Pubblica, ai vari processi di contrattazione nelle funzioni centrali, vi è l’etichetta di organizzazione sindacale non firmataria del Ccnl”.
“Un’organizzazione sindacale – prosegue il sindacalista – che avendo superato lo scoglio del 5% di rappresentatività, ritiene di non firmare un contratto collettivo nazionale perché in dissenso con quanto contenuto nel contratto collettivo nazionale che determinano la vita lavorativa di ciascun dipendente delle funzioni centrali, rimane esclusa dalla possibilità di partecipare ai tavoli di contrattazione di secondo livello. Di questo passo chi parteciperà ai tavoli di contrattazione sarà solo chi è gradito all’Aran. Oggi la Ugl Funzione Pubblica è in corsa per ottenere la rappresentatività per influire direttamente nella contrattazione. Quindi per contrattare con il datore di lavoro dei dipendenti delle funzioni centrali, ossia lo Stato, migliori condizioni e, comunque, la difesa dei propri diritti ottenuti in anni di lotte sindacali”.
“Ma se le condizioni per essere partecipi ai tavoli di contrattazione – aggiunge -, deve essere la rinuncia al dissenso, tanto vale rimanere liberi dal gioco dei tavoli presso l’Aran e influire su tutti gli aspetti che disciplinano il lavoro nelle funzioni centrali, dall’esterno. Utilizzando tutti quegli strumenti della vita democratica del nostro Paese, che al momento risultano essere più efficaci e produttivi per tutti i lavoratori delle funzioni centrali”.
“L’articolo 7 del Ccnl – prosegue – prevede che possano partecipare alla contrattazione integrativa solo i rappresentanti dei sindacati firmatari del Contratto collettivo nazionale. Ciò contrasta con la sentenza n.231 del 27 luglio 2013 depositata presso la Corte Costituzionale, che stabilisce l’illegittimità costituzionale di escludere una sigla dalla contrattazione integrativa, per il semplice fatto di non aver firmato un accordo”.
“Se un’organizzazione sindacale è rappresentativa in una determinata realtà e partecipa alla contrattazione nazionale – conclude -, anche se non firma un contratto nazionale ha il sacrosanto diritto di difendere e rappresentare i lavoratori nel corso dei tavoli di secondo livello. Ci interroghiamo su come possa l’Avvocatura dello Stato, tempio del diritto, permettere che una norma contrattuale palesemente incostituzionale reprima il dissenso di chi, con senso di responsabilità, ha scelto di non firmare un Ccnl. Faremo tutto il possibile affinché non venga ‘silenziata’ ogni voce fuori dal coro”.

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