“La ripartizione dei fondi da parte del Governo per i servizi antiviolenza, Centri anti violenza e Centri rifugio, è del tutto inefficace. Non basta denunciare o indignarsi di fronte alla violenza, peraltro crescente, verso le donne, bisogna prima di tutto combatterla, con i fatti”.
Questo l’allarme lanciato oggi dalla segretaria confederale dell’Ugl, Ornella Petillo, che nel corso di una conferenza stampa ha presentato il Rapporto ‘Senza Parole’ sulla distribuzione delle risorse finanziarie del Piano straordinario contro la violenza sulle donne (fondi 2013-2014 DpcM 24 luglio 2014).
“Sicuramente l’Italia ha fatto passi avanti importanti soprattutto dopo la sottoscrizione della Convenzione di Istanbul – sottolinea Petillo – e poi con il piano straordinario contro la violenza di genere con cui sono stati stanziati dei fondi, ma adesso bisogna capire se il piano funziona. Riteniamo purtroppo che quanto stabilito dal Governo e dalla Conferenza Stato Regioni, in merito al numero minimo delle strutture considerate necessarie sui territori per far fronte al problema della violenza di genere, sia insufficiente”. “ Una delle maggiori criticità rilevate dal nostro studio, consiste nel fatto che il riparto delle risorse si basa su un criterio puramente matematico ovvero tanto maggiore è il numero dei centri presenti in ogni Regione, tanto più elevata è stata la quota dei fondi alla stessa assegnata. Ma tutto questo disattende l’obiettivo previsto dall’art. 22 della Convenzione di Istanbul ovvero la ‘ripartizione geografica appropriata dei servizi di supporto immediato specializzati, nel breve e nel lungo periodo’”.
“Infatti – aggiunge – vengono penalizzati dalla ripartizione i territori con carenza di strutture di accoglienza e di prevenzione della violenza di genere, sfavorendo soprattutto le regioni del Sud d’Italia che negli anni 2010-2014 hanno manifestato il più alto rischio di femminicidi. Nella ripartizione, inoltre, non si è tenuto conto del livello di crisi dei Comuni sulle cui spalle ricadono gli oneri dei servizi diretti alla prevenzione della violenza di genere ma anche, nella maggior parte dei casi, degli oneri derivanti al sostentamento della permanenza delle donne in pericolo di vita nelle Case Rifugio. Serve una capacità di intervento che non può essere scaricata sui singoli Comuni”.
Ecco perché “noi non siamo ‘Senza Parole’ di fronte a questa tragedia – ha concluso Petillo – e l’installazione che abbiamo inaugurato oggi a Roma a Piazza Venezia intende testimoniare la nostra volontà di fare qualcosa e di testimoniare il dolore di tante donne. Ognuna delle sagome rappresenta la storia della donna che è stata uccisa, una storia tragica. Leggerla significa capire che c’è un mondo di cui dobbiamo prenderci cura e lo dobbiamo fare in maniera culturale, intima, non scomposta, non chiassosa. Soprattutto basta parole, solo fatti”.

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