“Gli ultimi dati Istat ci indicano che l’Italia si attesta sui livelli medi della UE a 28 in quanto a spesa sociale. Bisogna prendere atto del miglioramento rispetto agli anni precedenti ma sicuramente non esultare. In primo luogo perché il dato medio contempla l’analisi di paesi come la Bulgaria e la Romania che hanno livelli di spesa sociale talmente tanto bassi da compromettere tutta la media dell’UE”. Così il segretario confederale dell’UGL, Ornella Petillo, commenta lo Speciale Istat sulla ‘Protezione sociale in  Italia e in Europa’. Per la sindacalista “i confronti andrebbero fatti con Paesi più assimilabili in termini di contesto socio-economico e che dedicano molto di più alla spesa sociale dell’Italia.  Ci sono altri fattori che dai dati Istat bisogna saper valutare quando parliamo di spesa sociale in Italia. Se dalle prestazioni sociali erogate togliamo la previdenza sociale che rappresenta più del 66% della spesa abbiamo la restante quota per le prestazioni di tipo sanitario e sociale che copre solo 11% del totale”. “Il sociale – sottolinea Petillo – che rappresenta il sostegno alle famiglie, ai disabili, agli anziani, in altre parole la maggior parte dei servizi di prossimità territoriali è il fanalino di coda. Inoltre la maggior parte delle prestazioni erogate sono nel Nord d’Italia dove risiede il 46% della popolazione, mentre nei comuni del Sud d’Italia, dove risiede il 23% della popolazione italiana, è erogata l’11% della spesa per i servizi sociali sempre secondo l’ISTAT nel rapporto del febbraio scorso”.  “È urgente – conclude Petillo – un ripensamento dell’infrastruttura immateriale dei servizi sociali territoriali sia per le aree del Nord che per il Sud”.

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