«L’esposto alla Corte dei Conti presentato dalla CGIL e firmato dal Segretario Generale Maurizio Landini sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina rappresenta un atto puramente pretestuoso e viziato da un’impostazione ideologica e pregiudiziale. Dietro la formula di rito della “difesa del denaro pubblico” si cela l’ennesimo tentativo ostile di bloccare lo sviluppo infrastrutturale del Paese e di azzoppare la crescita del Mezzogiorno».
Lo ha dichiarato in una nota il Segretario Generale dell’UGL, Paolo Capone, commentando l’iniziativa legale intrapresa dalla CGIL. «Il Ponte sullo Stretto – ha ribadito Capone – non è affatto una cattedrale nel deserto o una spesa improduttiva, ma un’opera infrastrutturale di valenza altamente strategica non solo per la Sicilia e la Calabria, ma per l’Italia intera e per l’Unione Europea. È la chiave di volta per connettere stabilmente le reti ad alta velocità e capacità con i principali hub portuali e logistici del Mediterraneo. Accantonare o rallentare questo progetto significa tarpare le ali a una reazione a catena virtuosa in grado di innescare il potenziamento di porti, ferrovie e viabilità secondaria, garantendo competitività e centralità alle imprese del Sud».
«I dati recenti elaborati da Svimez, Bankitalia e Istat parlano chiaro: per il quarto anno consecutivo il Mezzogiorno cresce più del Nord (+0,7% nel 2025 rispetto al +0,5% del Centro-Nord), con la Sicilia che negli ultimi cinque anni ha registrato un incremento del Pil del +18,9%. Risultati significativi che testimoniano l’efficacia delle politiche governative nella gestione dei fondi PNRR, dell’istituzione della ZES Unica per il Mezzogiorno e della misura della Super Zes Siciliana. In questo contesto – ha concluso il sindacalista – il Ponte rappresenta l’investimento strutturale necessario per consolidare e moltiplicare tale spinta», conclude Capone.

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