«La corsa all’intelligenza artificiale non riguarda soltanto software e algoritmi, ma chiama in causa il modello di sviluppo industriale del Paese. Secondo un’analisi riportata dal Corriere della Sera, sono 22 le aziende italiane che superano i 4 miliardi di euro di fatturato, ma tra queste non figurano grandi gruppi dell’hi-tech. Il rischio è che l’Italia rimanga soprattutto un mercato di consumo delle tecnologie sviluppate altrove, anziché un protagonista della nuova rivoluzione industriale». Così Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, in merito all’impatto delle tecnologie legate all’IA, alle sfide relative alla formazione e alla crescita del sistema industriale italiano nel settore hi-tech. «La sfida dell’IA riguarda anche il lavoro. L’innovazione tecnologica modificherà profondamente competenze e professionalità, rendendo indispensabile un grande investimento nella formazione continua e nelle politiche attive. Accompagnare i lavoratori nella transizione digitale significa trasformare un potenziale fattore di discontinuità in un’opportunità di crescita occupazionale e di sviluppo per il sistema produttivo», spiega.
«In questo scenario, lo sviluppo dell’IA richiederà infrastrutture sempre più avanzate e una crescente capacità di elaborazione dei dati. La diffusione dei data center, destinati a rappresentare la spina dorsale della nuova economia digitale, comporterà un fabbisogno energetico sempre più elevato. Innovazione tecnologica e politica energetica sono quindi sempre più interdipendenti», prosegue Capone. «Le tensioni internazionali e le incertezze legate allo Stretto di Hormuz dimostrano quanto la sicurezza degli approvvigionamenti rappresenti un fattore strategico. Eventuali shock sui mercati energetici rischiano infatti di tradursi in maggiori costi per le imprese e di compromettere la capacità dell’Europa e dell’Italia di sostenere la competizione globale nei settori più avanzati. Per questo è necessario adottare politiche industriali di lungo periodo che integrino sviluppo tecnologico, formazione e sicurezza energetica, creando le condizioni affinché possano nascere e crescere campioni nazionali nei settori ad alta tecnologia», conclude Capone.

IA, Capone: «Chiama in causa il modello di sviluppo industriale del Paese»

«La corsa all’intelligenza artificiale non riguarda soltanto software e algoritmi, ma chiama in causa il modello di sviluppo industriale del Paese. Secondo un’analisi riportata dal Corriere della Sera, sono 22 le aziende italiane che superano i 4 miliardi di euro di fatturato, ma tra queste non figurano grandi gruppi dell’hi-tech. Il rischio è che l’Italia rimanga soprattutto un mercato di consumo delle tecnologie sviluppate altrove, anziché un protagonista della nuova rivoluzione industriale. La sfida dell’IA riguarda anche il lavoro. L’innovazione tecnologica modificherà profondamente competenze e professionalità, rendendo indispensabile un grande investimento nella formazione continua e nelle politiche attive. Accompagnare i lavoratori nella transizione digitale significa trasformare un potenziale fattore di discontinuità in un’opportunità di crescita occupazionale e di sviluppo per il sistema produttivo». Così il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone.
«In questo scenario – aggiunge -, lo sviluppo dell’Ia richiederà infrastrutture sempre più avanzate e una crescente capacità di elaborazione dei dati. La diffusione dei data center, destinati a rappresentare la spina dorsale della nuova economia digitale, comporterà un fabbisogno energetico sempre più elevato. Innovazione tecnologica e politica energetica sono quindi sempre più interdipendenti. Le tensioni internazionali e le incertezze legate allo Stretto di Hormuz dimostrano quanto la sicurezza degli approvvigionamenti rappresenti un fattore strategico. Eventuali shock sui mercati energetici rischiano infatti di tradursi in maggiori costi per le imprese e di compromettere la capacità dell’Europa e dell’Italia di sostenere la competizione globale nei settori più avanzati. Per questo è necessario adottare politiche industriali di lungo periodo che integrino sviluppo tecnologico, formazione e sicurezza energetica, creando le condizioni affinché possano nascere e crescere campioni nazionali nei settori ad alta tecnologia», conclude Capone.

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