«Il rapporto “Prospettive occupazionali e sociali 2026” dell’ILO evidenzia una contraddizione che non può essere sottovalutata: alla resilienza della crescita globale e alla stabilità dei tassi di disoccupazione non corrisponde un reale miglioramento della qualità del lavoro. Milioni di lavoratrici e lavoratori restano intrappolati nella precarietà, nell’informalità e nella povertà lavorativa, senza adeguate tutele». Così Paolo Capone, segretario generale dell’UGL, in merito al rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro. «Preoccupa in modo particolare la condizione di giovani e donne, che continuano a essere le categorie più penalizzate dalle disuguaglianze strutturali del mercato del lavoro. I dati sui Neet e il rallentamento della partecipazione femminile dimostrano che il sistema non riesce ancora a garantire pari opportunità», aggiunge.
«A questo si aggiunge il tema dell’intelligenza artificiale, da governare con responsabilità per evitare che diventi un ulteriore fattore di esclusione. È indispensabile investire con decisione sulla formazione e sulle competenze, rafforzando al contempo politiche attive del lavoro capaci di affrontare le grandi sfide e le radicali trasformazioni in atto all’interno del mondo del lavoro. Allo stesso tempo è necessario promuovere una maggiore partecipazione dei lavoratori alla gestione degli utili delle imprese, per costruire un modello più equo e inclusivo di sviluppo. Serve un patto tra istituzioni e parti sociali, per rilanciare la crescita e la buona occupazione. È necessario inoltre favorire sempre di più la sinergia tra imprese e sindacati per rinnovare le relazioni industriali sulla base della collaborazione tra capitale e lavoro», conclude Capone.

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