“Preoccupa l’allarme lanciato dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro in merito alla possibile perdita di oltre un milione di posti di lavoro nel 2020. Il riesplodere della crisi pandemica e lo sblocco dei licenziamenti previsto a gennaio 2021, potrebbe portare alla chiusura di 2 imprese su 10. Inoltre, le nuove restrizioni disposte per fronteggiare l’impennata dei contagi colpiranno duramente un tessuto produttivo già precario. Indigna, quindi, l’immobilismo di Bruxelles. Lo stallo nelle trattative fra Parlamento e Consiglio comporterà un ulteriore slittamento delle somme messe in campo con il ‘Recovery Fund’. Il nostro Governo si dimostri all’altezza dell’emergenza e ricorra a tutti gli strumenti necessari per trovare risorse e aiutare gli italiani. I contributi a fondo perduto alle imprese, gli investimenti in edilizia scolastica, gli interventi nel comparto idrogeologico e le misure a sostegno della sanità non possono certo aspettare. Occorre agire in fretta per evitare una catastrofe occupazionale senza precedenti salvaguardando al contempo l’interesse nazionale. In tal senso, l’Esecutivo non ceda alle pressioni di Bruxelles e non cada nella trappola del MES. Il commissariamento della nostra economia, infatti, si tradurrebbe in un attacco al risparmio dei cittadini, ovvero nuovi tagli e aumento delle tasse come accaduto in Grecia. È una minaccia a cui ci dobbiamo fermamente opporre”. Lo ha dichiarato Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl, in merito all’indagine della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro sulla crisi occupazionale in atto.

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