«Il Documento di economia e finanza 2019 presenta delle stime oggettivamente prudenziali circa l’andamento della nostra economia nei prossimi mesi, nonostante qualche segnale interessante che sembra arrivare dalla produzione industriale, dalla Borsa e dall’andamento dei titoli di Stato. Le ragioni della scelta del governo sono evidenti e numerose, in quanto è tutta l’economia mondiale, ed europea in particolare, a subire un periodo di rallentamento e di forte incertezza». Così si legge nel documento della Ugl, presentato in audizione, dal segretario confederale Ornella Petillo e dal dirigente confederale Fiovo Bitti. «L’Unione europea appare oggi nell’impossibilità di prendere una qualsiasi decisione e non soltanto di ordine economico. L’avvicinarsi delle elezioni di maggio per il rinnovo del Parlamento europeo e il caso Brexit stanno amplificando esponenzialmente quello che potrebbe essere definito il peccato originale dell’intero costrutto europeo: l’aver creato un sistema poco solidale e molto burocratico, un sistema con un baricentro compreso nel triangolo Berlino-Parigi-Bruxelles che ha lasciato e lascia fortemente esposta, in particolare, la periferia mediterranea, da Roma ad Atene, passando per Madrid. Una esposizione che è economica, finanziaria, competitiva e sociale, visto che Italia, Grecia e, in parte, anche Spagna rappresentano la principale porta di ingresso dei flussi migratori dall’Africa e dall’Asia».

«In uno scenario così complesso e di difficile definizione, il nostro Paese paga molto in termini di disagio sociale. La legge di bilancio prova a dare una prima risposta, intervenendo sulla previdenza e sul contrasto alla povertà, con Quota 100  e reddito di cittadinanza. Anche al netto dei due provvedimenti annunciati, i decreti “Crescita” e “Sblocca-cantieri”, l’azione del governo, nei prossimi mesi, dovrà concentrarsi su almeno tre direttive principali: la riforma fiscale, il lavoro e le infrastrutture. Sul versante della riforma fiscale, l’ipotesi di flat tax sui redditi da lavoro e da pensione medio-bassi è condivisibile. Nella definizione della stessa riforma, in linea con i principi costituzionali, si dovrà tener conto della valorizzazione del nucleo familiare, del sostegno alla natalità e alla cura dell’infanzia e dell’adolescenza, della presenza di persone con disabilità o non autosufficienza. Sempre sul versante del fisco, una attenzione particolare dovrà essere riposta su Iva ed accise, evitando ogni aumento indiscriminato e non selettivo, e sulla tassazione locale, puntando a recuperare risorse da una decisa attività di contrasto al sommerso. Per quanto attiene al lavoro, nei prossimi mesi si potrà misurare il recupero di efficienza dei centri per l’impiego e l’effettivo impatto delle politiche attive, in sinergia con le Regioni, con azioni mirate su giovani, donne e categorie maggiormente esposte per età e qualità della preparazione e della formazione di base, e per accompagnare il passaggio ad Industria 4.0 e alla digitalizzazione. Andrà messa in preventivo una azione di riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro anche sul versante delle imprese, un migliore e più efficiente impiego dei fondi europei nonché un ulteriore rafforzamento del sostegno al made in Italy, dal tessile all’agroalimentare, e alle aziende che innovano ed investono in ricerca. Allo stesso tempo, si segnalano quali priorità un intervento sul versante della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, tendente a rafforzare l’attività ispettiva e di promozione di una cultura della sicurezza già a partire dalle scuole, ed uno sulla qualità delle relazioni industriali, con l’adozione di misure in attuazione dell’articolo 46 della Costituzione sulla partecipazione dei lavoratori».

«L’occupazione si genera attraverso un vero rilancio delle infrastrutture, materiali ed immateriali. Si parla di mobilità, ma anche di messa in sicurezza di scuole, ospedali, edifici pubblici, così come di digitalizzazione e di investimenti nella pubblica amministrazione. Già nello “Sblocca-cantieri” potrebbero essere inseriti elementi utili a rimettere effettivamente in movimento il Paese – si pensi, ad esempio, anche ad un pacchetto di interventi nei medi e piccoli comuni – mentre, con una prospettiva di più ampio respiro, si può immaginare l’introduzione di misure volte a favorire la ripresa dell’edilizia privata. Il tutto senza dimenticare il perdurante stato di disagio delle popolazioni dell’Italia centrale, colpite a più riprese da terremoti di devastante intensità e per le quali diventa fondamentale accelerare la ricostruzione e la verifica della agibilità degli immobili, e le pesanti ricadute sull’economia del territorio ligure dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova».

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